Al cuore non si comanda
Una donna coraggiosa entrando da una porta dipinta a mano si era ritrovata in una selva oscura.
Un uomo aveva un tatuaggio sul petto che nessuno aveva mai visto.
Il tatuaggio dell’uomo rappresentava una porta semichiusa, o se preferite semiaperta, sul lato del cuore.
Il cuore di quest’uomo un giorno aveva chiesto la parola, non era sua abitudine contraddire “quelli” dei piani alti.
“Tu mi fa uscì pazzu” aveva pensato il responsabile dei piani alti alla richiesta del cuore.
Il cuore, quel cuore, però aveva una caratteristica importante: era un anarchico e credeva nel romanticismo.
I piani alti avevano molti poteri, a volte, ma solo a volte, potevano decidere la sorte del cuore.
(Il cuore negli ultimi secoli, per colpa di alcuni poeti ma non solo, si era costruito una cattiva reputazione che non era più come posso dire, una reputazione onesta... aveva un po’ perso la sua grandezza romantica e la bellezza. Probabilmente alcuni uomini non credendo più nell’amore, cioè ai segnali del cuore, avevano declassato il ruolo del cuore a semplice esecutore di battiti cardiaci. Che dire di tale disgrazia? La storia del cuore purtroppo è cosa nota: giorni buoi invasero le anime degli uomini, poi cosa ancor più grave ci furono un aumento vertiginoso di guerre e pestilenze, rabbia e diffidenze. Per lunghi anni la passione e l’amore furono visti come pericoli per la società.)
Ma torniamo alla nostra storia.
Il cuore però ha un’altra caratteristica che nei libri di storia non troverete: lui, il cuore, quando è sano, SE NE FREGA...
“Al cuore non si comanda” aveva pensato con ammirazione quello del piano di sotto pensando al suo amico cuore.
“Gran consigliere” aveva pensato stizzito il calcolatore del piano alto sentendo quello che aveva pensato quello del piano basso sulla caratteristica del CUORE.
Poi sfinito il gran capo del piano alto, sfinito come non mai, sfinito come se fosse stato a lavorare in una miniera di carbone, sfinito come quando passi una notte insonne, sfinito come il protagonista di una gara di resistenza, sfinito e appesantito il gran capo del piano alto disse al cuore “Tu mi fa uscì pazzu”