La storia del Signor V. e la piccola Parigi

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A quei tempi la piccola Parigi era un posto davvero accogliente, gli studenti in pochi anni erano aumentati di un gran numero, i piccoli cafè aprivano come funghi, aperitivi in tutte le vie del centro: in via Repubblica e in via Mazzini, in via Cavour e via d'Azeglio fino alle vie meno conosciute. 

A quei tempi la piccola Parigi era una delle città più invidiate, giravano tanti soldi e grandi opere venivano annunciate, il resto del paese restava a guardare invidiando il benessere di questa piccola città.

Il cibo era sempre stata il marchio della città, la sua carta vincente. 

Nella piccola Parigi c'era tutto, ma proprio tutto. Sì, tutto, anche Bob Dylan e il festival della poesia e Toulouse Lautrec con i suoi bellissimi manifesti.

Poi successe che un giorno la gente si svegliò con una pulce nella testa all'ennesimo annuncio di una grande opera, inizio a farsi delle domande. S'incontrarono nei circoli e nelle piazze a discutere, si chiesero come fosse possibile, addirittura fare una metropolitana in una piccola città? 

Forse è meglio andare dal Signor V. , dissero i cittadini,  ricordargli che questa non è davvero Parigi. 

Però il Signor V. ormai non ne voleva più sapere, amava troppo la sua città per discutere. 

Iniziarono decine di opere sparsi per la città, in pochi mesi quella che era la città più invidiata diventò un posto pieno di polvere e di piccole e medie e grandi e grandissime buche. L'odore di polvere e cemento invase le zuppe e gli arrosti dei cittadini.

Ma chi l' ha pensata la nuova Ghiaia? Calatrava? Forse c'e lo zampino di Renzo Piano? Altri ancora, erano certi, che loro una cosa così non l'avrebbero mai fatta.

Passò del tempo e le cose peggiorarono. 

Ma finalmente qualcuno iniziò a indignarsi. Nelle librerie iniziò ad andare a ruba il libro di Cacucci "Oltretorrente", qualcuno esagerando disse che bisognava rifare le barricate come con i fascisti.

La piccola Parigi era pronta a reagire, a manifestare, i cittadini (disoccupati, padri di famiglia, studenti, insegnanti, mamme ) andarono sotto il municipio a prendere bastonate da poveri poliziotti. Perché anche loro amavano la loro città proprio come il Signor V.

Poi come capita a tutti quelli che si comportano egoisticamente  il Signor V. restò solo, e solo cadde dalla sedia sbattendo il culo per terra.

 

 

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