Molto forte, incredibilmente vicino
...avevo perso l'unica persona con cui avrei potuto vivere la mia unica vita, mi ero lasciato dietro mille tonnellate di marmo da cui avrei potuto ricavare sculture, ricavare me stesso dal marmo di me stesso. Avevo conosciuto la gioia, ma non abbastanza, può essercene abbastanza? La fine del dolore non giustifica il dolore, e il dolore è infinito, che macello che sono, pensai, come sono stupido, stupido e meschino, e inutile, misero e patetico, come sono disperato. Nessuno dei miei animali conosce il proprio nome, che razza di persona sono, io? (...)
(Molto forte, incredibilmente vicino. Jonathan Safran Foer. Pag 49 )
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