Le cose
Si erano adagiati nel provvisorio. Lavoravano come altri studiano; sceglievano gli orari. Bighellonavano come solo gli studenti sanno bighellonare.
Ma i pericoli incombevano da ogni parte.Avrebbero voluto che la loro storia fosse la storia della felicità; troppo spesso era solo quella di una felicità minacciata. Erano ancora giovani, ma il tempo passa in fretta. [...]
Potevano certo parlare d'altro, di un libro uscito di recente, di un regista, della guerra o degli altri, ma a volte gli sembrava che le sole vere conversazioni riguardassero il denaro, il confort, la felicità. Allora il tono saliva, la tensione aumentava. Parlavano e , parlando, sentivano tutto quello che c'era in loro d'impossibile, di inaccessibile, di miserabile. Si irritavano: erano troppo coinvolti; si sentivano messi in causa, implicitamente, l'uno dall'altro. Imbastivano progetti di vacanza, di viaggi di un appartamento, e poi li distruggevano, rabbiosamente avevano l'impressione che la loro vita autentica apparisse nella sua vera luce, come qualcosa d'inconsistente, d'inesistente. [...]
...fumavano insieme la loro ultima sigaretta, a volte cercavano per due ore un biglietto di métro, portavano camicie sformate, ascoltavano dischi logori, viaggiavano in autostop, e rimanevano, ancora abbastanza spesso, cinque o sei settimane senza cambiare le lenzuola. Erano piuttosto inclini a pensare che, tutto sommato, una vita del genere avesse il suo fascino.
[Le Cose, Georges Perec, p.57 einaudi]