Primo Dio
“Un giorno, mentre parlavo sulle scale con la padrona di casa, tutt'a un tratto mi cadde in testa dall'alto un cuscino. Corsi di sopra e bussai alla porta della pensionante colpevole; quando mi sentii rispondere "Avanti", entrai. Sul letto c'era una donna nuda, nuda come il giorno ch'era venuta al mondo, e non era nemmeno uno spettacolo tanto piacevole. Anzi, era proprio un brutto pezzo di donna. Era grottesca. Teneva una pinta di birra sul comodino e fumava una terribile sigaretta, non tanto per sognare, quanto per buttare via il tempo. Le deturpava il ventre una gran cicatrice, e la sua stessa pelle, coperta com'era di una peluria bionda, richiamava alla mente l'idea della birra. Fu questo il mio secondo amore, nato nel disprezzo, nato nella laidezza, nato nella disperazione...“
[ E. Carnevali, Primo Dio, Adelphi.]